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sabato 22 novembre 2014

Muffin alla ricotta,arance candite e scaglie di fondente...ovvero il "Dolce di Natale"

"Così scoprì la virtù paradossale della lettura, che è quella di astrartci dal mondo per trovargli un senso"  D.Pennac "Come un romanzo"

Non è questo il brano al quale ho deciso di ispirarmi per realizzare la sfida del mese, queste poche righe ho scelto di inserirle prima di tutto perchè spiegano meravigliosamente quello che è da sempre per me la lettura, quello che è il mio personale rapporto con il libro. Non avrei potuto farne a meno.
Sono stata latitante nelle ultime sfide, non volevo, ma per ragioni con le quali non starò qui a tediarvi, non sono riuscita a partecipare.
Ora, forse è solo un caso, o forse un segno, quando ho scoperto che il tema della sfida di questo mese vedeva protagonista oltre alla cucina un testo letterario che fosse d'ispirazione ho,semplicemente, pensato che finalmente ero a casa.
A casa mia non sono mai mancati il cibo e i libri, entrambi hanno abitato la mia infanzia e la mia adolescenza quando la casa, materiale fatta di calce e mattoni, era ancora quella dei miei genitori; entrambi abitano la mia vita di donna oggi, che la calce e i mattoni sono i miei.
A casa mia ci si è sempre nutriti di parole e letto di cucina: non è mai mancato l'amore.
Sono fortunata e ne sono consapevole.
Il cibo, la lettura e l'amore hanno trovato il loro tempo e il loro spazio nel quotidiano, negli spazi sacri lasciati liberi dal lavoro, gli impegni, le gioie, i dolori; dalla vita contingente. Detto questo esiste per me un momento dell'anno, un periodo esatto in cui tutto questo è condensato e appare ai miei occhi con la forza proromente della memoria: il Natale.
Quello delle riunioni con la famiglia numerosa,chiassosa, il tempo della festa, dei pranzi lunghi ed elaborati in cui tutti preparano il loro piatto migliore, sperando di sentirsi dire che è il migliore in assoluto. Quello del tempo libero per eccellenza dove, dopo aver finito di scartare i regali ti siedi e lentamente ti godi il piacere dello sfogliare le pagine del libro nuovo che qualcuno ha scelto per te.
Quel Natale del Dolce di Natale che nel mio caso non è uno ma bensì due: i cannoloi siciliani di ricotta e cioccolato e il panettone con i canditi. Per quanto possa sembrare una strana coppia per me è perfetta ...e allora, di seguito, un estratto del testo letterario che mi ha ispirato "Il caso del dolce di Natale" Aghata Cristie e la ricetta dei miei Muffin alla ricotta, canditi all'arancia e scaglie di fondente, con crema di ricotta e zeste brinate. 

"Il pranzo di Natale iniziò alle quattordici, e fu una gran festa.
ciochi di legna giganteschi scoppiavano allegramente nel camino e una babele di molte lingue che chiacchiervano tute insieme si fondeva e sovrastava il loro allegro scoppiettio.La zuppa di ostriche era già stata consumata,due enormi tacchini erano arrivati e vennero portati via,ridotti allla pura e semplice carcassa di ciò che erano stati.E ora momento culmine del pranzo,ecco che il dolce di Natale veniva servito in tavola con tutte le cerimonie del caso Il vecchio Peverell,mani e ginocchia tremanti per la debolezza egli ottant'anni,non permetteva ancora a nessuno di portarlo in tavola. La sigora Lacey, seduta al suo posto,si stringeva le mani incrociate per il nervosismo e l'apprensione.Un Natale,ne era certa sarebbe crollato sl pavimento morto.Ma dovendo scegliere tra il rischio di vederlo crollare cdavere al suolo o provocargli un tale senso di dolore e di offesa che il povretto, probabilmente, avrebbe preferito morire all'istante piuttosto che sopravvivere, aveva optato per la prima alternativa.
Sul piatto d'argento il dolce di Natale riposava in tutto il suo splendore. Era grosso come un pallone da football portava infilato un ramoscello di agrifoglio come una bandierina trionfante ed era ircondato da un cerchio di magnifiche fiamme blu e rosse. Ci furono grida di entusiasmo e esclamazioni piene di ammirazioni.
La signora Lacey aveva ottenuto un piccolo successo: era riuscita a convincere Peverell a posare il piatto con il dolce davanti a lei, invece di portarlo in giro per tutta la tavola a servire i presenti uno per uno. Avrebbe distribuito lei le porzioni. Rapidamente i piatti vennero passati tutti intorno, con le fiamme che lambivano ancora le singole porzioni[...]
La singnora Lacey si appoggiò allo schienale della sedia con un sospiro di soddisfazione. "L'operazione dolce di Natale" era stato un successo. Eccone una fetta davanti a ciascuno, con le fiammelle che ancora ardevano ci fu un momento di silenzio intorno alla tavola mentre tutti formulavano in silenzio il loro desiderio." 
A.Cristie, "Il caso del dolce di Natale"

Muffin alla ricotta,arance candite e scaglie di fondente


Per i canditi all'arancia:
arance non trattate
zucchero
acqua

Ho lavato ed asciugato le arance,ho ricavato le zeste,le ho messe in acqua per due giorni  cambiando spesso l'acqua.Il terzo giorno le ho asciugate e tagliate a striscioline spesse, dopodiché mettetele in un tegame con un tanta acqua da ricoprirle e le ho fatte bollire per 2 minuti; ho fatte raffreddare il tutto, poi buttato via l‘acqua e ripetuto l’operazione per altre 2 volte, al fine di togliere l’amaro delle bucce.

Finita la terza bollitura, ho tamponato le bucce per togliere l’acqua in eccesso e le ho  pesate. Ho preparato in uno sciroppo di zucchero e acqua, in cui sia l'acqua che lo zucchero avessero lo stesso peso delle bucce scolate; vi ho immerso le bucce e le ho fatte cuocere fino alla completa asciugatura dello sciroppo, facendo attenzione però a non fare caramellare lo zucchero, che non deve scurirsi, ma solo addensarsi.Terminato il procedimento ho messo le bucce ad asciugare.
Per le scorze candite e brinate ho semplicemente passato, prima che fossero del tutto asciutte, le scorze candite nello zucchero semolato.
Per i canditi che ho utilizzato all'interno dei muffin, ho semplicemente lasciato che si asciugassero per una notte e il giorno successivo li ho tagliati delle dimensioni dei canditi classici.

Per la crema di ricotta di accompagnamento
250 g ricotta fresca di pecora
125 g zucchero semolato
50 g cioccolato fondente 70%
La crema di ricotta l'ho realizzata lasciando riposare la ricotta in frigorifero per una notte affinchè perdesse del tutto il siero e risultasse compatta poichè l'aggiunta di zucchero successiva altrimenti l'avrebbe resa troppo morbida. Successivamente l'ho montata con lo zucchero ed ho passato il tutto al setaccio ed ho aggiunto il cioccolato a pezzeti piccoli e scaglie.
Per i muffin
300 g di farina 00
125 g di yogurt al pistacchio
100 g di ricotta
100 g di burro
  80 g zucchero di canna 
100 g di canditi all'arancia
 80 g cioccolato fondente 70%
 50 g di mandorle tostate ridotte in piccoli pezzi
  8 g lievito secco per dolci
  1/2 cucchiaino di bicarbonato
   2   uova
Ho seguito le preziosissime indicazioni di Francesca indi:
In una ciotola media ho lavorato il burro a crema con lo zucchero.
Unito le uova mescolandole con una frusta, aggiunto lo yogurt al pistacchio e la ricotta, mescolato bene e messo il tutto da parte.
In una ciotola grande ho setacciato tutti gli ingredienti secchi (le farine con il lievito, il sale, il bicarbonato) ho poi aggiunto i canditi d'arancia, le mandorle tostate e il cioccolato a pezzi e mescolato per amalgamare bene questi ultimi tre ingredienti, fossero ben ricoperti di farina (ciò impedirà loro di depositarsi sul fondo dei muffins in cottura).
Ho formato una fontana e versato dentro il composto liquido.
Con un cucchiaio  ho amalgamato i due composti mescolando BREVEMENTE, con non più di 10-11 giri di cucchiaio.
Il composto è risultato grumoso.
Ho versato il composto negli stampi della teglia da muffin precedentemente rivestiti con dei pirottini ed ho infornato per circa 25 minuti a forno statico, portato precedentemente ad una temperatora di 190°.Li ho sfornati e lasciati riposare 5 minuti poi li ho tolti dalla teglia e fatti raffreddare su una gratella.
Alla fine ho accompagnato i muffin con la crema di ricotta e fondente e le zeste di arancia candite intere e brinate.
                   
                        Con questa ricetta partecipo alla sfida del mese dell'MTC

Ringrazio veramente tanto la grandiosa Francy e tutto l' Mtchallenge...GRAZIE!















giovedì 17 luglio 2014

INSALATE DA TIFFANY#perchèquestoepiùbello, il secondo libro dell'MTC...e ci sono anch'io!!!

Esiste un luogo che è luogo di divertimento perchè ogni mese ti da la possibilità di divertirti sperimentando, cambiando te stesso e il tuo modo di pensare.
Esiste un luogo  che è luogo di crescita perchè ogni mese ti permette di conoscere qualcosa di nuovo, di imparare giocando e l'educazione vera è quella che in cui si impara senza accorgersene.
Esiste un luogo dove si combatte con onore, perchè ogni mese ci si sfida con rispetto e serietà su un terreno che tutti i combattenti amano.
Esiste un luogo che è luogo di viaggio, perchè ogni mese ti permette di partire dalla cucina di casa tua e scoprire mondi geograficamente e culturalmente nuovi, di riempire ogni volta un pò di più la tua personale 'valigina' di esperienze.
Esiste un luogo di poesia e commozione, perchè ogni mese ti da la possibilità di riscoprire qualcosa di te o delle tue radici che non ricordavi essere così importante, perchè ti rende libero di esprimere nuovi aspetti di te che altrimenti, forse, non sarebbero mai emersi.
Esiste un luogo che è luogo di passione, perchè è grazie a questa che ogni mese ci vai, e non puoi farne a meno, tu come tutti gli altri.
Questo luogo si chiama MTCHALLENGE, ed è un luogo strano perchè è fatto di persone, tutte quelle, tantissime, che animate da un fortissimo e folle innamoramento per il mondo della cucina e del cibo, decidono di ritrovarsi e sfidarsi ogni mese spadellando, impastando e fotografando, spesso senza essersi mai visti ma conoscendosi ugualmente a fondo.
Io, che sono donna fortuntissima, ho l'onore e l'onere di far parte di questa tribù, e di potermene stare qui oggi a parlare di una progetto favoloso che nasce da qui: i libri dell' MTC, una collana di libri con le ricette nate e raccolte nell' ambito delle varie sfide.
Per cui basta con le premesse è giunto il momento di presentare il secondo, meraviglioso, fantastico, unico, inimitabile libro dell'MTCHALLENGE e di dire con poca modestia ma immenso orgoglio che una tra le ricette è proprio mia...INSALATE DA TIFFANY#PERCHE'QUESTOE PIU'BELLO!!!





il libro è edito da Sagep Editori
le fotografie sono di Paolo Picciotto
le illustrazioni di Mai Esteve
l'impaginazione è di Barbara Ottonello di Sagep Editori
la direzione editoriale è di Fabrizio Fazzari 
il prezzo è di 18,00 euro.

il tema sono le insalate della sfida della Caesar Salad, suddivise in due parti: le "insalate da Tiffany", vale a dire quelle che ricreano lo spirito della Belle Epoque, quando questa portata ebbe finamente una collocazione di tutto rispetto nei menu: e "50 pezzi facili", ossia ricette più veloci, ma non per questo meno appetitose e "nobili"
In mezzo, una sezione dedicata ai condimenti, alle emulsioni, agli olii- aceti-sali aromatici fatti in casa e tutt'intorno le varie rubriche, dalla storia alla tecnica etc etc. 

Tutto questo non sarebbe mai stato possibile se non per una donna che è per me ormai un mito, proprio lei, Alessandra Gennaro, va il mio personale applauso a scena aperta! 
Infine una cosa davvero, davvero importante:

Acquistando una copia di Insalata da Tiffany, contribuirai alla creazione di borse di studio per i ragazzi di Piazza dei Mestieri (link: http://www.piazzadeimestieri.it/), un progetto rivolto ai giovani oggetto della dispersione scolastica e che si propone di insegnare loro gli antichi mestieri di un tempo, in uno spazio che ricrea l'atmosfera di una vecchia piazza, con le botteghe di una volta- dal ciabattino, al sarto, al mastro birraio e, ovviamente, anche al cuoco. La Piazza dei Mestieri si ispira dichiaratamente a ricreare il clima delle piazze di una volta, dove persone, arti e mestieri si incontravano e, con un processo di osmosi culturale, si trasferivano vicendevolmente conoscenze e abilità: la centralità del progetto è ovviamente rivolta ai ragazzi che trovano in questa Piazza un punto di aggregazione che fonde i contenuti educativi con uno sguardo positivo e fiducioso nei confronti della  realtà, derivato proprio dall’apprendimento al lavoro, dal modo di usare il proprio tempo libero alla valorizzazione dei propri talenti anche attraverso l’introduzione all’arte, alla musica e al gusto.








giovedì 27 marzo 2014

'Questo matrimonio s'ha da fare'...ovvero Sufflè di baccalà con crema di ceci, guarnizione di rosmarino caramellato e sfoglie di pancetta

' Poco si può fare con l'amore, l'amore è amore e fa da sè, da sè nasce, da sè sceglie il suo ogetto, da sè si fa la strada. E a noi non resta che esserne felici e stare a guardare come andrà a finire' disse così, usando un tono severo e definitivo il Vecchio Forno.
Nessuno osò contraddirlo; tutti concordavano sul fatto che lui fosse il saggio della compagnia e poi solitamente non sbagliava, aveva tanta esperienza e non parlava mai a sproposito. Così in cucina calò il silenzio, qualcuno spense la luce e tutti se ne andarono a dormire pieni di agitazione in attesa del giorno seguente: il gran giorno del matrimonio tra Cece e Baccalà.
Il più maligno del gruppo Fagiolo da settimane ripeteva che in fondo quel matrimonio non sarebbe stato poi questo grande evento, Cece e Baccalà si conoscevano da troppo tempo e la festa sarebbe stata noiosa, anche Peperone era della stessa idea ma in fondo nessuno li ascoltava davvero: tutti sapevano che entrambi da sempre avevano un debole per Baccalà e male accettavano che avesse preferito Cece, il piccolo, rispetto a loro.
Chi invece era entusiasta dell'avvicinarsi del fatidico giorno era Rosmarino che fremeva al pensiero di sedere accanto all'amico fraterno Cece, lui l'aveva scelto come testimone e d'altro canto difficilmente sarebbe potuto essere altrimenti; erano inseparabili fin dalla nascita. Per l'occasione Rosmarino aveva scelto anche di indossare un vestito davvero elegante e particolare e non vedeva l'ora che arrivasse il giorno dopo per poterlo sfoggiare.
Pancetta invece era emoziontissima, la sua amicizia con Baccalà era nata prima timidamente ma poi con il passare del tempo era diventata sempre più profonda; apparentemente così diverse e appartenenti a mondi lontani erano invece legatissime e si completavano l'un l'altra. Lei aveva sperato che l'amica la scegliesse come testimone e l'amica non l'aveva tradita.
Il resto della compagnia aspettava semplicemente che il giorno seguente arrivasse per partecipare alla festa e vedere come sarebbe andata a finire.
La notte passò, per alcuni più velocemente che per altri, e in cucina fu un gran fremere di preparativi finchè in serata tutto fu pronto.
Gli invitati trattennero il fiato all'apparire di Baccalà, sembrava una nuvola color panna e oro e Cece si sciolse d'amore per lei quando la vide; accanto a loro commossi e orgogliosi sedevano Rosmarino nel suo vestito lucciccante e pancetta tutta rossa in viso che non smetteva di piangere.
'Questo matrimonio s'ha proprio da fare ed è a tal ragione che vi dichiaro marito e moglie' disse solennemente il piccolo officiante allegro e dall'accento straniero, era Don Pimento Dioica accorso lì apposta dalla Giamaica.
La gioia esplose in un applauso e contagiò tutta l'assemblea e fu una serata di festeggiamenti e balli in tutta la cucina.
Soltanto Fagiolo, seduto in un angolo della credenza, commentò sarcastico rivolto verso Peperone 'Uff, tanto rumore per nulla! Questo matrimonio, che sarà mai...tanto lo sappiamo che finirà come tutti gli altri: IN FONDO A UNA PANCIA!'

mercoledì 26 giugno 2013

Insalata cruda e cotta con baccalà e vinaigrette alla salvia elegans ... per quel nonno che amava me tanto quanto il baccalà.



















A







"Alta come un soldo di cacio, come usava dire la sua bisnonna, correva a perdifiato negli immensi giardini fioriti e architettonicamente costruiti, passando tra gli alberi e le fontane lavorate, correva sentendo odore di fiori ed erba fresca, l'odore di quel polline era il segnale che ormai era giunta l'estate.
Ogni anno, finiti i giorni dell'asilo prima e della scuola poi, lei passava gran parte delle sue mattine rincorrendo farfalle tra i viottoli di quei curatissimi giardini e gli elegantissimi corridoi, volteggiando tra i saloni dai marmi colorati, le pareti affrescate secondo il gusto dell'Art Nouvoe, curiosando all' interno dei negozi raffinati che quell'ambiente ospitava, respirando lo sfarzo che un tempo li aveva animati, senza però capirlo.
Le opulenti Terme di Montecatini erano ai suoi occhi immense e signorili e lei giocava con suo nonno facendo finta di essere una delle signorine belle, briose e delicate che avevano passeggiato prima di lei in quei luoghi ai tempi d'oro della Bella Epoque, quell'epoca era già molto lontana ma quel loro gioco sembrava reale e grazie alla galleria d'arte di famiglia lei aveva imparato a conoscere la storia di quegli anni. 
Il momento che preferiva arrivava sempre alle dieci di mattina quando lui l'accompagnava a fare colazione nel grande e sfarzoso salone del Caffè; caffè per lui, latte appena appena macchiato con brioche per la sua piccolina, poi si mettevano a gustarli seduti ai tavolini all'aperto nella piccola piazza dove gli ospiti delle terme si accomodavano a bere l'acqua e a leggere. Era quello il momento in cui l' orchestra iniziava a suonare e le cantati, ritte su di uno strano palco in marmo, intonavano brani tratti dalla lirica e dall'operetta e lei se ne stava lì, rapita, sognando e fantasticando di altre epoche e di altri luoghi.
Eppure c'era qualcosa che la infastidiva, era quell' aria aristocratica che pervadeva tutto che non le apparteneva, quell'opulenza, che a guardarla bene diventava già decadenza, che la intristiva...certo non lo sapeva ancora nel suo essere bambina ma avvertiva qualcosa dentro di lei, forse il suo essere irriverente che si faceva spazio tra i capelli biondi ben pettinati e i vestiti buoni, il suo carattere innocuamente ribelle che iniziava a manifestarsi.
Non lo sapeva lei, piccola come un soldo di cacio, ma l'aveva già capito lui che le permetteva di levarsi i sandali di vernice lucida, di nascosto dalla mamma e dalla nonna e la faceva correre a piedi nudi in quei parchi sorridendo felice e le faceva l'occhiolino mentre le ricordava che una 'vera signorina' non corre mai a piedi nudi."

martedì 28 maggio 2013

Taieddhra riso, patate e cozze...ovvero come trasformare in proprio il ricordo di qualcuno che non conosci!



























"Chiuse gli occhi e pensò che questo mese si trattava di lasciarsi andare al ricordo.

Per quanto aveva capito lei si trattava soprattutto di amore, amore per le proprie origini, amore per la propria famiglia, amore per la cucina e per quel che la riguardava questo era abbastanza, anzi, questo era tutto ciò che c'era da sapere.
Le polemiche, perchè pareva che ci fosse stato un gran polemizzare, le trovava poco interessanti e inutili.
Riprese il filo dei pensieri e fece quello che c'era da fare: concentrarsi sul ricordo.
La sua infanzia era stata un'infanzia felice, e non felice come si tende a dire spesso, non canonicamente felice, non serenamente felice, la sua infanzia era stata autenticamente meravigliosa.
L' amore che tutti i giorni sentiva attorno a sè, i colori che non mancavano mai nelle sue giornate, i profumi così intensi e rassicuranti ma anche l'allegria e la vivacità, l'irriverenza e la libertà che si respiravano nella casa dei suoi genitori avevano reso quegli anni unici e irripetibili e lei non poteva non sentirsi felice oggi, ormai adulta, con gli occhi chiusi, seduta sul divano della casa in cui viveva ora.
Per molti motivi i suoi ricordi più vivi erano legati al cibo e il cibo oggi era legato a molti dei suoi ricordi più vivi ma nessuno, proprio nessuno, riguardava la cucina pugliese: le sue radici erano lunghe e radicate in molti terreni ma non ne possedeva alcuna in quella terra splendida che era la Puglia.
Come avrebbe potuto interpretare al meglio quella cucina senza snaturarla e senza distaccarsi dal tema del ricordo?
Pensò che avrebbe cercato di fare sua quella ricetta abbracciandola interamente così come l'aveva scoperta, trasformandola in un nuovo ricordo per sè e per la sua nuova famiglia, pensò, infatti, che se fosse stata brava a realizzarla avrebbe potuto regalare , da quel momento e per gli anni che sarebbero seguiti, un nuovo ricordo a quell' uomo che occupava il lato destro del letto e a quell'esserino di pochi centimetri che tra qualche mese sarebbe nato e che per il momento si agitava nella sua pancia mentre lei si alzava per andare a fare la spesa."

domenica 28 aprile 2013

Il mio quinto MTC : "Chili-pie con tortillas,contorno di mais e pancetta e salsa allo yogurt...ricordando West and Soda""

" Nel 1965, a ben 16 anni di distanza dai suoi unici predecessori 'I fratelli dinamite e 'La rosa di Bagdad', esce nelle sale cinematografiche italiane 'West and Soda' lungometraggio animato sonoro e a colori ad opera della Bruno Bozzetto film.
Bruno Bozzetto sarà uno degli esponenti di punta della storia del cinema italiano d' animazione, genere spesso bistrattato o comunque sottovalutato dai più.
La dimensione in cui il film viene realizzato sarà quella tipica del disegno animato nazionale; a metà strada tra l' assoluta artigianalità della cosa e la volontà di strizzare l'occhio al modello industriale e produttivo Disney.
Lavoreranno a questo progetto alcuni dei migliori sceneggiatori e disegnatori dell'epoca come Manuli, Giovannini, Laganà e Cereda che insieme al regista daranno la vita ad una vera e propria parodia del genere western che sarà al tempo stesso un grandissimo omaggio rivolto con amore a questo stesso genere cinematografico perchè, secondo le parole dello stesso Bozzetto, se Walt Disney aveva attinto per le proprie opere alla fiaba classica, il film western, per la sua struttura archetipica, era una sorta di fiaba moderna dalla quale attingere a piene mani.
La storia è più o meno un classico del genere: un villaggio abitato da cow-boys è sottoposto a continue vessazioni da parte di un ricco proprietario terriero, denominato il Cattivissimo. Costui, con la collaborazione di due aiutanti, Ursus e lo Smilzo, vuole impossessarsi dell'unico terreno fertile della vallata che appartiene ad una ragazza, Clementina, la quale vive con tre mucche pettegole ed un cane perennemente sbronzo. Un giorno arriva al ranch di Clementina un tipo complessato, Johnny, restio ad usare la violenza, ma in realtà infallibile cow-boy pistolero. Clementina prende subito in simpatia il giovane, che naturalmente diviene il principale obiettivo delle angherie del Cattivissimo. 
Quando a Johnny capita di perdere una pepita che aveva con sè, il trio lo cattura, sottoponendolo alla tortura delle formiche del deserto, per conoscere l'ubicazione della ricca miniera. Le vessazioni non riescono a scuotere ancora l'apatico cow-boy, che pero' si scatena quando il Cattivissimo fa incendiare il ranch di Clementina. 
Superati allora i propri complessi, Johnny, in un'epica battaglia da mezzogiorno di fuoco, elimina tutti e tre i malvagi, riportando serenità e pace nella vallata.
L' intero film d'animazione prenderà ispirazione dalle opere di Sergio Leone ma sarà un continuo deragliamento nel campo della parodia, nei territori dell'assurdo e dell'umorismo surreale, alternando continui nonsense, gag e caricature.

Nel 2012 una giovane donna si imbatte per motivi, più o meno misteriosi, in West and Soda scoprendo per la prima volta che anche cow-boy, cattivissimi e praterie possono affascinare e divertire, a differenza di quanto creduto fino ad allora!

Grazie all' MTC, come sempre, ma soprattutto grazie ad Anne oggi con queste piccole chili-pie potrà omaggiare la sua idea di west.....and soda!" 

lunedì 28 gennaio 2013

" Bis di Pici...e l' amicizia a km 0"


" Stavolta siamo vicini a casa, per fortuna.
Qui è ancora magicamente possibile trovare ciò che serve.
E poi impastare non mi spaventa, anzi mi piace proprio.
Questo pensava la ragazza- la donna, pensava la donna- sottolineò repentinamente la voce fuori campo.
Questa storia inizia male, pensò allora la ragazza- ancora? ho detto la donna-.
Questa storia sarebbe stata più bella senza voce fuori campo,disse allora la ragazza accettando pazientemente di essere diventata donna contro il suo volere. 
Comunque per esserci c' era tutto, la sfida poteva ancora una volta essere affrontata, riprese a riflettere la donna e solo in quell'istante si accorse che un ticchettio noioso la stava distraendo; provava un leggero ma profondo fastidio e certo erano le lancette dell'orologio appeso al muro che lo stavano provocando.
Poco male, si disse, ora lo tolgo dal muro, butto le pile e così lui si ferma e posso fare ciò che voglio.
Detto fatto, niente più ticchettio e la donna tornò in un baleno ai suoi pensieri; doveva pensare a come valorizzare un piatto magico, il piatto di una terra così vicina alla sua e che lei tanto amava.
-L'orologio lo puoi anche fermare, ma il tempo non si ferma e purtroppo questa volta non ne hai molto, sarebbe bene che tu ti concentrassi sulle altre cose che devi fare in questo momento- di nuovo la voce fuoricampo interruppe il filo dei suoi pensieri e pur essendo tanto composta le risuonò alle orecchie in modo davvero odioso.
La storia è mia, ribattè lei, e se dico che alla fine posso farcela significa che alla fine ce la farò! 
-Brava, e determinata, ma gli ostacoli sono tanti, ti manca il tempo; il tempo di andare a prendere i famosi ingredienti a km 0, il tempo di ripulire casa dopo aver impastato, cucinato e fotografato e poi c'è il mostro da battere, il mostro a tre teste da uccidere. non credo proprio che tu possa farcela da sola- disse, la voce con un tono fintamente dispiaciuto e fortemente saccente.
Ha ragione, davvero ragione, ammise la nostra eroina; il mostro a tre teste dei doveri mensili era veramente grosso e faceva paura ma lei aveva un arma nascosta, un asso nella manica: aveva dalla sua parte un principe guerriero, paladino della giustizia, sempre pronto a montare in sella al cavallo, raggiungerla in ogni dove e sguainere la spada per venirle in soccorso.
Aveva il "Principe Amicizia" dalla sua, poteva ancora farcela.
Il Principe Amicizia arrivò in suo aiuto ancor prima che lei lo chiamasse perchè aveva il potere magico della lettura del pensiero e perciò poteva leggere nella mente di lei e capire quando era in difficoltà, senza che fosse lei a dirglielo.
Le si materializzò davanti e le disse di seguirlo, di non preoccuparsi del tempo per la spesa perchè lui conosceva tutti i contadini buoni del regno e, tra un'impresa e l'altra, avrebbe trovato il tempo di andare a prendere il necessario, che se poteva aiutarla in cucina l'avrebbe fatto con gioia e anche che aveva un castello grande dove lei avrebbe potuto cucinare senza preoccuparsi nemmeno un per attimo del tempo che avrebbe richiesto pulire perchè a pulire ci avrebbe pensato lui.
E che principe è se non ha una servitù che fa la spesa e che pulisce al posto suo?! obiettò la maledetta voce. 
Stavolta la donna la zittì definitivamente: è il Principe Amicizia, e può tutto perchè c ha un monte di poteri magici!
Così passarono alcuni giorni, nei quali la donna, con attacchi mirati e costanti offensive, riuscì a frantumare il mostro a tre teste dei doveri mensili, anche grazie al Magico Fluido Infondi Fiducia che il principe le aveva consegnato prima di darle appuntamento per la settimana successiva
Giunto dunque il gran giorno la donna si incamminò verso la dimora del Principe, sapendo bene che il viaggio non sarebbe stato lungo perchè anche il castello era a km o, e mentre copriva a grandi passi la distanza che la separava dal suo paladino, pensò che in tanti anni che conosceva il Principe Amicizia lui non le aveva mai, ma proprio mai, negato il suo aiuto. Anche nei momenti più bui, anche nei più difficili lui era stato al suo fianco, senza paura e con amore.
Sono proprio fortunata,sentenziò mentre suonava il campanello.
Il Principe Amicizia le aprì la porta sorridente e senza la sua armatura si vedeva bene che non era un uomo ma una ragazza: la solita che le sedeva accanto nel banco di scuola tanti anni prima e che poteva trasformarsi all' occorrenza nel Principe Amicizia pronto a sguainare la spada e a salvarla proprio come aveva fatto anche stavolta!"

Il risultato di questa storia è stata la realizzazione di due tipi di Pici: Pici al ragù bianco di coniglio con agrumi e granella di frutta secca e Pici alle pere e parmigiano.
Ps. le foto dei secondi sono in piccolo in fondo.
Ringrazio con tutta me stessa l'MTC e Patty per avermi permesso questa volta di confrontarmi con un piatto della tradizione della mia Toscana, piatto che conoscevo molto bene ma che non avevo mai provato a fare!




sabato 19 gennaio 2013

Delle arancine, delle radici e delle ombre sul muro



Il 6 Novembre in un paesino al centro della Turchia, un paesino che sembra appartenere ad un altra epoca, é andata via la luce.
Dalla finestra del piccolo ostello Efe le mille lucine che si sono spente mi sono sembrate mille lucciole decise ad andarsene a letto per ripararsi dal primo vero freddo dell'anno.
Il proprietario dell'ostello ha bussato alla porta ed ha consegnato ad un ragazzone stupito e divertito una candela accesa per far luce nella notte.
Il paese, patrimonio dell'Unesco, si chiama Safranbolo che significa letteralmente città dello zafferano, safran in turco vuol dire zafferano.
Sul muro della camera di questa vecchia casa ottomana difronte all'ombra gigantesca del ragazzo con la candela in mano c é una seconda ombra, questa piccolina, e l ombra piccolina racconta.
Racconta una storia di immigrazione italiana, una storia di immigrazione come tutte le altre e perciò unica, esattamente come tutte le altre.
Benvenuta Palermo.
Benvenuta Palermo non é un esclamazione, é un nome, incredibile come nome ma regolarmente registrato all'anagrafe, e qui inizia la storia e qui si capisce il legame con le arancine siciliane.
Benvenuta Palermo incontra a diciannove anni l amore della sua vita, lo incontra perché lui é un militare ed a quei tempi i militari avevano una tessera per il pane; lei serve il pane nella pasticceria di famiglia.
Lui si chiama Vincenzo Geloso, é magro magro e di poche parole ma tornerá lí tutti i giorni e tutti i giorni dirà qualche parola in più.
Siamo in una Sicilia di altri tempi dove l amore non sempre riesce a colmare le esigenze di una famiglia perciò Benvenuta e Vincenzo sposati con due figli piccoli ed una carovana sgangherata di tradizioni al seguito lasciano la loro terra, la loro amatissima Sicilia e partono in direzione della loro personale terra promessa: la Toscana.
Quello che ancora non sanno é che in realtà sono già in quattro perché nel grembo di quella capricciosa Siciliana cresce il terzo frutto dell'amore che per tutta la vita legherá lei ed il silenzioso uomo dalle mani d oro che é suo marito Vincenzo.
Il bambino nascerà sette mesi dopo, ultimo figlio dei due, il primo nato in Toscana, quel bambino sarà il padre della piccola ombra che racconta.
La piccola ombra ha una sola casa, é nata e cresciuta nella stessa città toscana in cui é cresciuto quel bambino, suo padre, é toscana ma le sue radici affondano in tanti altri suoli, e in uno di questi si cucinano e si mangiano le arancine.
Per questo motivo si emoziona e si commuove quando pensa alla panatura dorata e croccante che avvolge uno scrigno di riso, giallo per via dello zafferano e profumato per via del brodo, quando pensa al delizioso ripieno di ragù e piselli la piccola ombra ricorda le mani d oro di quel suo nonno silenzioso che che lavorano, precise e veloci.
Quando per Santa Lucia il babbo ( é pur sempre toscana) della piccola ombra fa le arancine le sue mani sono uguali a quelle di suo padre e questi due uomini così diversi tra loro, il militare siciliano che conosceva solo il dialetto e l ingegnere toscano che non ha nessun accento quando parla perché tra il dialetto siciliano e la calata pistoiese ne é uscito un italiano da far invidia a chi ha studiato per anni dizione, nel momento della preparazione delle arancine sono uguali, in tutto e per tutto.
Mentre parla la piccola ombra sa che l uomo davanti a lei le vuole molto bene perchè conosce già questa storia, lei gliela ha raccontata forse un milione di volte, ma lui non la interrompe mai ed alla fine dice : Appena si torna a casa, arancine siciliane e arancine toscane per tutti, bimba!


























giovedì 17 gennaio 2013

Il Pane dolce del Sabato di Francesca,la nuova...ovvero...La rivincita della pecora nera



La pecora nera doveva questo suo simpatico appellativo ad una particolarità che la distingueva da tutti i membri della sua famiglia d'origine: la pecora nera non amava il pane dolce.
Di per sé la cosa potrebbe non sembrare così importante ma, attenzione, in casa della pecora in questione il cibo era una cosa seria e quello che si cucinava e si mangiava non era mai solo cibo ma piacere, gioia,tradizione,amore e ricerca e nello specifico caso del pane dolce, ogni tipo di pane dolce, in quella famiglia non c'era spazio per i dubbi, il pane dolce era una vera e propria delizia!
Il pane dolce era nei cuori di tutti.
Di tutti tranne, appunto, che in quello della pecora nera.
A niente nel corso degli anni erano serviti gli innumerevoli tentativi di convincerla del contrario da parte della madre e del padre, a niente aveva portato l' amorevole sfilza di nuove forme e fogge di quel benedetto lievitato, con delusione dovettero constatare che non lo voleva nemmeno sottoforma di schiacciata.
La pecora nera era irremovibile: lei il pane dolce non lo mangiava.
Non è che lo odiasse ma non le piaceva.
Persino il quarto elemento della famiglia, il fratello minore della pecora nera che certo era il meno brillante e appassionato tra i quattro in fatto di cucina, continuava a ripeterle che era davvero buonissimo e tanto meglio per lui così ne mangiava di più.
La pecora nera crebbe sana e forte, coltivando la passione per il cibo e la cucina che aveva sempre respirato in quella casa e innamorandosi di qualcuno per cui questi argomenti erano altrettanto importanti e con cui era un vero piacere condividerli.
Questo qualcuno in questione, però, condivideva con lei anche qualcos'altro...non amava il pane dolce.
Nella famiglia della pecora nera si urlò al complotto per un po' tra delusione e incredulità generale, ma il padre della pecora nera era davvero un brav'uomo, amava molto sua figlia e il pecorone nero gli piaceva perciò la crisi grazie all'amore fu presto superata; tutti vivevano felici e per il bene di tutti non si parlò più di pane dolce.
Non si parlò più di pane dolce finchè un bel giorno la pecora nera decise che avrebbe messo in gioco se stesa e il suo amore per la cucina prendendo parte ad una sfida culinaria in cui si era imbattuta nel suo girovagare; quando aveva preso questa decisine, la poverina, non sapeva ancora cosa avrebbe dovuto cucinare ma qualche giorno dopo scoprì che le coincidenze non esistono e il piatto era un pane dolce, e non un pane dolce come tanti ma un pane dolce speciale, con una sua natura sacrale, carico di significati e valori che la pecora nera, neanche a dirlo, non conosceva.
Di arrendersi non se ne parlava e la pecora nera decise che dove non poteva arrivare lei sarebbe arrivata la storia, e così iniziò a pensare a quel pane dolce come a un qualcosa da scoprire, come ad una porta che se aperta l' avrebbe portata a conoscere una realtà diversa dalla sua, una cultura affascinante, una religione da capire...la pecora nera non amava il pane dolce ma le storie le amava, eccome.
Fatti i compitini ed appassionatasi all' argomento la pecora nera trovò quel che cercava, una storia nella storia: la storia di persone che non conosceva racchiusa in un pane, la storia di un pane da fare anche un po' suo.
La pecora nera preparò con amore e devozione pani dolci a sfare ed invitò tutta la famiglia ad assaggiarli, a condividerli insieme, a dire la loro sull' impasto e sui ripieni e capì da subito che qualcosa era cambiato; loro adoravano il suo pane dolce, loro lo divoravano felicissimi, tutti, compreso il pecorone, e finalmente si sarebbe potuto riparlare di pane dolce in quella casa.
Finisce così la storia della pecora nera, con una ricetta che convinse la stessa che anche lei, a modo suo, amava il pane dolce...non amava mangiarlo, ma ora amava da impazzire cucinarlo per gli altri.



PS. Questo è il mio primo MT Challenge e vorrei davvero ringraziarvi per avermi permesso di partecipare, mi sono divertita tanto davvero.
In particolare vorrei ringraziare Eleonora per avermi dato la possibilità di CONOSCERE.
GRAZIE A TUTTI.