Il tempo passa, si cambia.
Si cambia nella forma, si cambia nella carne, nelle aspirazioni, nei desideri, nelle paure.
Non completamente, rimaniamo ciò che siamo nell’essenza ma, ci articoliamo in versioni via via aggiornate dell’umano che eravamo in partenza.
Non per forza migliori, non per forza peggiori, adattati, diciamo.
Chi non si trasforma muore. In senso figurato o fisico temo importi poco al momento dei conti che contano, quelli che poco hanno a che vedere con il denaro e un po’ di più con il senso della vita.
Non è la scoperta dell’acqua calda, non è niente di incredibilmente scocciante, o almeno non dovrebbe esserlo per un adulto che ben conosce sulla carta gli effetti dello scorrere del tempo, eppure, quando smettiamo di saperlo in astratto e lo scopriamo sentendolo, il dato di fatto ci appare spiazzante e risulta più difficile da “abbracciare” con colta maturità.
Ieri ho ritrovato alcune fotografie di alcuni anni fa, 13 , per amor di precisione.
Uno sfondo tra il fiabesco e il misterioso, i camini delle fate in Cappadocia, colorati dal sole al tramonto e in primo piano una ragazza minuta.
Cerca di nascondere una risata affondando la testa nel cappuccio di una felpa, probabilmente non sua perché troppo grande, si capisce che è felice e che sta bene dov’è.
Non sa ancora nulla di quello che sarà in futuro eppure, in parte, ciò che diventerà è già tutto lì, inscritto in lei.
In Cappadocia ho assaggiato per la prima volta un dolce al cucchiaio che aveva come protagonista la vera acqua di rose, il suo profumo è penetrante e, se ben dosata, conferisce a preparazioni dolci un sapore paradisiaco.
Quando ho letto la ricetta che segue sulla rivista Delicious, neanche a dirlo grazie all’amato progetto Cook My Books, ho avuto immediatamente voglia di provarla.
È semplice e veloce nell’esecuzione, è arricchita dalle pesche che sono un frutto di stagione particolarmente apprezzato qui da me e si sposa benissimo con le temperature impazzite del momento, dal momento che non si accende il forno, si riduce al minimo il fornello e si mangia freddo di frigorifero!
Panna cotta all’acqua di rose e latticello
150 g di zucchero
5 fogli di gelatina
700 ml di panna liquida
500 ml di latticello( comprato o fatto in casa)
1 bacca vaniglia(interno)
1 cucchiaino colmo di acqua di rose
pesche tagliate a fettine e spolverate di zucchero e pistacchi tritati pera finitura
Per prima cosa mettere la gelatina in acqua fredda per 5/10 minuti massimo.
Nel frattempo scaldate fino a far sfiorare l’ebollizione 600 ml di latte insieme allo zucchero ed alla vaniglia, togliete dal fuoco,aggiungete il latticello e mescolate il tutto. Unite al composto ancora bollente la gelatina e mescolate con cura affinché si sciolga e si distribuisca omogeneamente.
Riempite degli stampini monoporzione da panna cotta e fate raffreddare coperti da pellicola alimentare bucata leggermente.
Una volta freddi spostateli in frigo per un minimo di 4 ore e fino al nome di servire.
Completare disponendo in superficie pesche zuccherate fresche e granella di pistacchi tostati.










