sabato 9 dicembre 2017

Vanillekipferl....si avvicina il Natale


Si avvicina il Natale e con l'attesa si spande per casa profumo di biscotti.
Profumo di vaniglia in tutte le stanze e piccole briciole di farina e mandorle sparse a terra dalle moderne 'pollicine' che abitano con me. 
I Vanillekipfler sono i deliziosi biscotti tipici del periodo Natalizio in Germania, in Austria, in Alto Adige ed in Boemia; sono facilissimi da realizzare e sono perfetti gustati in inverno, magari dopo essere stati inzuppati in una bella tazza di cioccolata fumante. 
I Vanillekipfler hanno dei fratelli, gli Shokogipflen che sono sempre biscotti friabili e burrosi in cui il ruolo dei protagonisti è svolto da mandorle e vaniglia ma in questa versione sono arricchite con il cioccolato.
Se volete provarli entrambi, sappiate che è cosa buona e giusta, fate un salto qui, dalla nostra bravissima Milena.
Oggi il Calendario del Cibo Italiano omaggia tutti i biscotti di Natale ed io contribuisco con questi: preparati insieme alle mie bambine e trafugati dalle loro scaltre, cicciute manine.

  • Vanillekipfler

  • 250 g di farina
  • 80 g di zucchero
  • 2 tuorli
  • 1 baccello di vaniglia
  • 1 pizzico di sale
  • 150 g di mandorle (macinate e ridotte in farina)
  • 150 g di burro
  • Zucchero a velo
Preparazione:
 Ho messo la farina in una ciotola, ho aggiunto zucchero, tuorlo, burro, mandorle macinate e sale. Ho inciso un baccello di vaniglia e ne ho estratto la parte interna che poi ho aggiunto agli altri ingredienti. Ho impastato il tutto il tempo necessario ad ottenere una pasta liscia.
Ho fatto riposare l’impasto in un luogo fresco per un'oretta più o meno e successivamente ho formato delle palline con l’impasto e fatti dei bastoncini di circa 5 cm che poi ho piegato a forma di spicchio luna. Ho distribuito i biscotti sulla leccarda del forno e fatto cuocere per circa 10 minuti a 180°.
Una volta pronti ho spolverizzato i biscotti con abbondante zucchero a velo.

giovedì 30 novembre 2017

Seppie in zimino piccante con sugo gelatificato e cialde di pane


Ho conosciuto la bella realtà dell'Azienda Agricola Peperita alcuni anni fa, durante una piccola fuga dal quotidiano io e l'occupante lato destro del mio letto ci imbattemmo in uno dei loro negozi a Castagneto Carducci; allora come oggi il Natale era vicino e noi, stregati da quel piccolo delizioso e curatissimo paradiso del peperoncino, finimmo per acquistare lì tutti i nostri regali che, nemmeno a dirlo, furono, in seguito, apprezzatissimi dai fortunati che li ricevettero. 
Nel tempo ho sempre conservato un bel ricordo legato al momento e a Peperita e anche per questo sono stata molto felice quando, grazie al progetto del Calendario del Cibo Italiano in occasione della Giornata dedicata al Peperoncino, ho avuto l'opportunità di collaborare con la bravissima Rita Salvadori e con il suo staff.
La sfida intrapresa da me e da altri privilegiati blogger negli ultimi due mesi è stata quella di realizzare una ricetta a partire proprio dai prodotti che questa preziosa azienda ci ha gentilmente messo a disposizione.
E' stato un viaggio all'interno dello sconfinato mondo del peperoncino, meglio dire dei peperoncini; delle loro caratteristiche aromatiche, delle sfumature dei sapori e dei colori, delle gradazioni della loro piccantezza e dei possibili abbinamenti  con essi a portarmi a realizzare questo piatto che vi presento. 
Peperita mi ha offerto una scatola contenente svariati tesori che ho studiato con grande interesse, guidata anche dalle preziose indicazioni della stessa Rita Salvadori, prima di scegliere quello che meglio rappresenta me e il mio modo di fare cucina.

Ha vinto su gli altri il Japaleno numero 5 perché ne ho adorato il grado medio di piccantezza, capace di valorizzare il gusto di un prodotto del mare che amo molto, le seppie, e perché ho trovato davvero interessante il gusto spiccato di peperone grigliato che questo peperoncino lascia sulla lingua alla fine dell'assaggio, inoltre e ho trovato che le note erbacee presenti nel prodotto ben si sposassero con la terrosità delle bietole. Ho voluto giocare con consistenze e temperature inserendo anche la morbidezza fresca di una gelatina in cui si trova concentrata l'essenza gustativa del piatto e la nota croccante delle cialde di pane al timo per vivacizzare l'insieme.

Seppie in zimino piccante con sugo gelatificato e cialde di pane

Ingredienti per 4 porzioni
per le seppie in zimino piccante
800g di seppie fresche
2 mazzi di bietole
250 di passata di pomodoro
2 spicchi d'aglio
1 bicchiere di vino bianco secco di buona qualità
4 cucchiaini colmi di Peperoncino Japaleno n 5 dell'Azienda Peperita
olio extravergine d'oliva qb
sale qb

per il sugo gelatificato
125 g di sugo liquido ottenuto dalla cottura dello zimino
 2,5 g di gelatina alimentare in fogli

per le cialde di pane
6 fette di pane toscano tagliate ad uno spessore di 2/3 mm
timo fresco qb

Realizzazione
Per prima cosa ho pulito le bietole lasciando anche un pò della parte tenera del gambo, poi le ho tagliate ottenendo delle strisce non troppo sottili. Poi ho pulito bene e ridotto in striscioline le seppie, i tentacoli li ho divisi in due, tre parti in base alla loro grandezza.
In capiente tegame di coccio ho fatto rosolare dolcemente gli spicchi d'aglio schiacciati e in camicia e 3 dei 4 cucchiaini di Peperoncino Japaleno n 5 per qualche minuto in abbondante olio evo( 6 cucchiai  colmi ca), una volta insaporito l'olio ho eliminato l'aglio e ho aggiunto le seppie, ho fatto rosolare anch'esse per un minuto circa e poi ho sfumato con il vino. Una volta evaporato il vino, cioè quando non se ne sente più l'odore avvicinandosi al tegame, ho aggiunto la passata di pomodoro, ho mescolato bene ed aggiunto due mestoli scarsi di acqua bollente, a questo punto ho coperto e  lasciato cuocere il tutto per una decina di minuti. Trascorso questo tempo ho aggiunto le bietole precedentemente affettate, ho mischiato bene ed ho proceduto con la cottura il tempo necessario affinché le seppie risultassero tenere. Per me un ulteriore quarto d'ora di cottura ma molto dipende dal grado di tenerezza delle seppie stesse.
Ho tenuto in caldo le seppie e le bietole dello zimino e ricavato il liquido del sugo ottenuto che ho poi filtrato con un colino; nel frattempo ho idratato la gelatina per 10 minuti in acqua fredda, successivamente ho scaldato il sugo, vi ho fatto sciogliere la gelatina mescolando con cura e poi l'ho versato nei contenitori scelti per servire. Ho lasciato solidificare in frigo.
Sono passata alle cialde di pane: ho affettato il pane finemente, ho disposto le fette in una teglia rivestita con carta da forno,le ho cosparse con foglioline di timo fresco, ho irrorato con un filo d'olio e le ho passate in forno a 200° circa con modalità grill finché non sono risultate croccanti e dorate.
Ho assemblato il piatto aggiungendo in ogni contenitore parte delle seppie e delle bietole tenute in caldo, ho aggiunto le cialde di pane ridotte in pezzetti grossolani e condito il tutto con un spolverata di  Peperoncino Japaleno n 5.


lunedì 27 novembre 2017

Ciao Michael. Ti voglio bene Ele.


Ci unisce il filo sottile ma resistente dell'amore per la cucina. 
La cucina ci diverte, la cucina ci scalda, la cucina ci permette di osare, di scoprire nuovi mondi e nuovi modi, la cucina ci aiuta a tornare alle origini, ci da la forza, ci da respiro.
 La cucina spesso mi ha salvata. Solo due cose hanno questo grande potere: la cucina e gli affetti. 
Per questo non alle parole ma al profumo del pane che ho imparato a fare grazie a tua figlia affido oggi il compito di raggiungerti lassù, in alto a sinistra, da dove sono certa tu ci stia guardando(facendoti anche quattro sane risate) e di portarti il mio 'Ciao' pieno d'affetto, Dottore. 
E non ti chiamerò in altro modo perché questo è l'unico in cui ti ho chiamato quando eri qui, tra noi fatti di carne e terra, che tanto ci affanniamo per dare un senso alle cose.
Ciao Dottore, ci mancherai ma siamo stati fortunati, ci hai lasciato tanto di cui essere grati.
A te invece Eleonora vorrei scriverne tante di parole; per farti capire che ti voglio bene, tanto, che sento per te un affetto autentico e profondo che ha origine dalla mia incapacità di credere che le cose accadano senza un motivo. Perché tu sei stata la mia prima sfida Mtc e grazie a questo io ho avuto tanto e a distanza di anni è proprio nel mese della 'mia sfida' che tutto é accaduto e tu hai perduto tanto. 
Perché vorrei raccontarti di come conosco la bellezza e la fragilità della vita così come ho intuito che le conosci tu, del perché ti sento così vicina nel cuore e nella pancia; del come so che alcune vite possono essere molto faticose, di come ho scoperto il valore profondo di alcuni legami che con il sangue hanno poco da spartire, di quanto sofferto e tribolato possa essere il solco delle nostre radici. 
Eppure il tempo e lo spazio delle confidenze non è qui, sarà quando e se tu vorrai là dove insieme lo vorremo far essere. Questo è il tempo e il luogo del mio pensiero per te, del mio segno d'affetto che profuma di pane, del pane che mi hai insegnato te.

Pane dolce del Sabato dal mio cuore e dalle mie mani per il Dottore e per Eleonora

per due trecce ripiene:

500 gr di farina 0
2 uova grandi medie (circa 60-62 gr con il guscio)

100 gr di zucchero
20 gr di lievito di birra
125 ml di acqua tiepida
125 ml di olio extra vergine d'oliva
10 gr di sale
un tuorlo d'uovo
un cucchiaio di acqua
semi(io di cardamomo nero)

prima farcia
2 pere tagliate finemente
tre cucchiai di pralinato alle mandorle realizzato frullando del croccante alle mandorle
scorza di arancia non trattata e grattugiata

seconda farcia
2 mele tagliate finemente
1 cucchiaio di uva passa
2 cucchiai di polvere di speculoos ottenuta sbriciolando alcuni biscotti speculoos

Prima di tutto e importantissimo, setacciare la farina.
Sciogliere il lievito nell'acqua tiepida insieme a un cucchiaino di zucchero e far riposare una decina di minuti fino a far formare una schiuma. Mischiare la farina, il sale e lo zucchero e versarci il lievito e cominciare ad impastare, versare poi l'olio e per ultimo le uova, uno ad uno, fino alla loro incorporazione. Lavorare fino a che l'impasto si stacchi perfettamente dalla ciotola, lasciandola pulita.
Lasciar lievitare per almeno due ore, dopodichè, sgonfiare l'impasto e tagliarlo in due parti uguali. Tagliare poi ognuna delle parti in tre.
Stendere su un piano infarinato ognuna delle parti lunghe circa 35 centimetri e larghe 15. Riempire con le farce scelte, io pere e pralinato alle mandorle per una treccia, mele, uvetta e polvere di speculoos per l'altra.
Arrotolarle poi sulla lunghezza, in modo da ottenere tre lungi "salsicciotti". Unirli da un capo e cominciare ad intrecciare.
Ripetere l'operazione per la seconda treccia. Adagiare le trecce su una placca da forno unta di olio. Lasciare lievitare ancora due ore. 
Sbattere il tuorlo d'uovo con un cucchiaio di acqua e spennellarlo sulla superficie; spolverare di semi di sesamo o papavero( io semi di cardamomo nero). Infornare in forno già caldo e STATICO a 200°C per circa 15-20 minuti.

sabato 18 novembre 2017

Il mio'giardino segreto', racconto di un meraviglioso blogtour a Chiusi


Sono sempre stata un'appassionata lettrice, probabilmente perché immaginare colori, odori, storie, sapori e vite attraverso le parole di altri, attraverso quei segni su carta è un qualcosa di inciso direttamente nel mio DNA e sicuramente perché sono cresciuta, anche fisicamente, in una piccola libreria, di fianco a mia madre.
 Io leggevo, lei lavorava.
La mia infanzia è stata scandita dai ritmi delle letture; uno dei libri che amavo leggere e rileggere è stato “Il giardino segreto” della Burnett.
 Aldilà della storia, che ricordo solo a grandi linee, ciò che non sono mai riuscita a dimenticare è l'immagine che la mia testa formò allora di quel giardino, finalmente rigoglioso, un'esplosione di fioriture diverse, vivo in ogni suo centimetro grazie all'amore e al lavoro di mani amorevoli.
Ecco, il giorno in cui io ho varcato il cancello della Tenuta Colle SantaMustiola, ho provato la stessa emozione, la stessa meraviglia che avevo sentito esplodermi dentro da bambina: dopo tanto tempo, finalmente, avevo varcato i confini del mio ideale 'giardino segreto'.
La bellezza di una distesa di grappoli d'uva, carichi di chicchi invitanti e gonfi; la cura e la pazienza di un lavoro costante e appassionato, rappresentato da tutti quei filari a perdita d'occhio, simbolo della promessa di una vendemmia generosa ed unica.





Le pere delicatamente colorate a far capolino tra le foglie di alberi sparsi elegantemente ad arricchire un terreno splendido, in cui nulla è lasciato al caso, nulla è ignorato e tutto viene trattato con rispetto e valorizzato con attenzione. Infiorescenze colorate ad incorniciare una tenuta perfettamente armonizzata con la natura che la circonda.
Immersa in tanta bellezza si trova una delle cantine più suggestive ed interessanti che abbia mai visitato; una cantina preziosa e lo si intuisce immediatamente quando aperta la porta si viene catturati da un ingresso situato all'interno di un'antica tomba etrusca, da un corridoio ai qui lati antiche botti di legno e nicchie piene di bottiglie perfettamente 
ordinate catturano lo sguardo ed emozionano. 

E' stato il proprietario Fabio Cenni a guidarci alla scoperta della storia della sua famiglia e del vino della sua famiglia, conducendoci all'interno delle numerose stanze che si susseguono nel cuore, moderno, della grande cantina piena di botti dalle mille tonalità del legno, avvolte dai profumi intensi e accattivanti che si sprigionano da ogni parte. Lo ha fatto in modo magistrale, assicurandosi con estrema eleganza l'attenzione di tutti i presenti, parlando semplicemente dell'importanza di un lavoro fatto con grande passione, della pazienza e del profondo amore necessari per poter ottenere un prodotto di ottima qualità. 
Lo ha fatto mostrandoci i suoi vini come un genitore mostra orgogliosamente i propri figli.
Tanta professionalità, tanto trasporto autentico per la propria professione non sono mancati nemmeno quando, finita la visita alla cantina, ci ha aperto le porte della sua casa; una casa meravigliosa, perfetta in ogni suo dettaglio e al tempo stesso calda e confortevole.
Qui ad attenderci abbiamo trovato sua moglie Monica del Re , una persona sorridente e delicata, estremamente competente in fatto di cucina e di materie prime del territorio; lei e il marito avevano preparato per noi non una semplice degustazione, bensì una cena indimenticabile per la bontà dei
piatti, per la qualità del vino servito e per la piacevolezza della conversazione.
Abbiamo avuto la possibilità di gustare un antipasto inusuale e buonissimo a base di Tinca affumicata, capperi e Fagiolina, un legume antichissimo e presente solo nell'area Chiusina accompagnato da un vino rosè sorprendente il Kernos, fresco, profumato come la stagione in cui viene inbottigliato, la Primavera. Abbiamo poi mangiato dei Pici fatti in casa a regola d'arte conditi con ottimo sugo di anatra o con pangrattato, aglio,prezzemolo e formaggio, Fabio ci ha servito questa delizia con il secondo dei suoi 'figli': il rosso più giovane, il Vigna Flavia, fatto maturare in botti di rovere di Slavonia e risultato dell'unione armoniosa di cinque cloni selezionati.
Il fiore all'occhiello della cantina di Colle Santa Mustiola, il rosso corposo ed intenso Poggio ai Chiari ci è stato offerto insieme ad un arrosto delizioso, cotto con tutte le accortezze, irrorato con una salsa color oro e ruggine a base di vino e fondo di cottura che il Poggio ai Chiari ha perfettamente sostenuto grazie alle qualità conferiteli da una maturazione in barrique e grandi botti, lunga minimo sette anni.

Sono onestamente entusiasta di questa esperienza, della competenza e della passione respirate dal primo all'ultimo momento, dell'eccezionale pregio dei vini assaggiati e dei cibi così generosamente offerti da questi due padroni di casa decisamente perfetti.
Devo un grande grazie al progetto Calendario del Cibo Italiano sviluppato in ambito di Mtc per avermi fatto scoprire questa splendida Azienda Agricola e Vinicola e più in generale per avermi permesso di prendere parte al bellissimo blogtour sul Pesce di Lago organizzato dall'amabile 'Cicerona' Alice del Re e svoltosi in quel piccolo gioiello, testimone di storia e ricco di cultura che è la città di Chiusi(SI). Sono stati due giorni di grande valore in cui abbiamo scoperto tutti i segreti del popolo etrusco visitando il Museo Nazionale e il Labirinto di Porsenna; sono stati giorni in cui noi, amanti del cibo e delle eccellenze del nostro Paese, abbiamo potuto conoscere ed apprezzare un pesce ingiustamente sottovalutato quale è il pesce di lago. Lo abbiamo incontrato in barca, con un'uscita sul lago veramente divertente ed istruttiva, ce ne siamo innamorate e ne abbiamo colto tradizione e versatilità prima grazie alla lezione di cucina tenuta per noi dalla bravissima chef Gianna del Pesce d'Oro e poi grazie alla bontà e delicatezza dei piatti che ci ha servito.
Un grazie speciale va alle istituzioni ed ai funzionari pubblici del Comune e dell'Ufficio del Turismo della città di Chiusi che si sono adoperati, sempre con il sorriso e con grande disponibilità, per farci trascorrere un fine settimana che difficilmente potremmo dimenticare.
Devo infine un grazie alle mie compagne di avventura, Annarita, Leila, Cinzia, Sabrina e naturalmente Alice, foodblogger pazze per il cibo e la cucina come me, che hanno reso questa splendida esperienza divertente e stimolante con le loro sconfinate conoscenze e con il loro essere la migliore compagnia possibile.




martedì 7 novembre 2017

Persico in crosta di erbette con flan di broccoli e colatura di alici per il Calendario del Cibo Italiano


La Colatura di Alici, prodotto d'eccellenza del patrimonio gastronomico italiano che oggi noi celebriamo nel Calendario del Cibo Italiano, è l'eredità che ci ha lasciato l'antico popolo romano, è il retaggio di quella salsa di pesce denominata garum che già veniva usata ai tempi di Apicio, che , difatti, lo nomina più volte nei suoi ricettari. Ha origine nel bisogno dei pescatori di  trarre il maggior numero di prodotti possibili da pesci tanto importanti per il nostro territorio quali sono le alici.
Sostanzialmente la sua evoluzione da garum a Colatura sta nel passaggio della corretta eviscerazione dei pesci utilizzati, che avviene nella preparazione della Colatura e non esisteva al tempo del condimento più antico. 
La colatura è un concentrato di sapore intenso, ricco di sapidità naturale e viene valorizzato pienamente se impiegato senza ulteriore lavorazione, semplicemente emulsionato con olio extravergine d'oliva e poca acqua tiepida.
Meraviglioso come condimento a crudo di paste gustose io ho scelto oggi di usarlo per accompagnare una ricetta di pesce bianco al forno e un flan di broccoli; il risultato è una ricetta che da semplice diventa preziosa proprio grazie alla Colatura di alici.

Persico in crosta di erbette con flan di broccoli e Colatura di alici

Ingredienti per 4 persone

per il pesce
6 filetti di Persico fresco
3-4 cucchiai di pangrattato
1 manciata di foglie di prezzemolo
1 manciata di foglie di basilico
1 manciata di foglie di maggiorana
1/2 spicchio d'aglio privato dell'anima
1 macinata fresca di pepe bianco
sale e olio evo q.b.
3-4 cucchiai di emulsione con Colatura di alici 

per i flan
1 cavolo broccolo di piccole dimensioni
1 cucchiaio di pecorino romano grattugiato
1 cucchiaio di panna liquida
1 uovo
4 cucchiaini di emulsione con Colatura di alici

per l'emulsione 
6 cucchiai di Colatura di alici
2 cucchiai di olio evo
2 cucchiai di acqua tiepida

Realizzazione

Ho preparato l'emulsione: ho unito in una ciotolina di vetro la Colatura di alici, l'olio e l'acqua tiepida e ho emulsionato il tutto con una piccola frusta. Ho tenuta da parte.
Ho fatto lessare le cime ricavate del cavolo broccolo e una volta tenere le asciutte bene e ridotte in purea con l'aiuto di un frullatore ad immersione, ho aggiunto il tuorlo dell'uovo, il pecorino e il cucchiaio di panna liquida. Ho montato a neve il bianco dell'uovo e con movimenti delicati dal basso verso l'alto l'ho incorporato al composto di broccoli. Ho distribuito il composto in 4 cocottine in silicone(se lo fate negli stampi di altri materiali ricordate di imburrarli e spolverarli con farina) e ho fatto cuocere in forno a bagnomaria per circa 40 minuti a 170°/180°.
Ho preparato un trito fatto al coltello con tutte le erbette e l'aglio e in una ciotola ho amalgamato queste con il pangrattatto e con un giro abbondante di olio evo.
Ho disposto i filetti di pesce in una pirofila rivestita con carta da forno, dopo averli leggerissimamente salati, e li ho ricoperti con un abbondante strato di composto di erbette e pangrattato che ho pressato bene. Ho cotto tutto in forno per pochissimi minuti a temperatura sostenuta; all'incirca a 200° per 12 minuti, di cui gli ultimi due in modalità grill.
Ho servito disponendo sulla base del piatto alcuni cucchiai di emulsione alla Colatura di alici, vi ho adagiato il pesce in crosta e vicino il flan, ho reso importante il tutto condendo con un cucchiaio di emulsione ciascuna porzione di pesce e con un cucchiaino ciascun flan. Ho aggiunto poca buccia di limone grattato per avere una nota fresca.
Il sale che ho utilizzato per la ricetta è pochissimo poiché la sapidità e l'aromaticità apportati all'intero piatto dalla Colatura di alici bastano a coprirne da soli quasi tutto il fabbisogno; l'uso di pecorino romano nel flan fa il resto.


lunedì 6 novembre 2017

IL VINCITORE DELL' MTC N 68 E'...


Quando ho lanciato questa sfida numero 68 dell'Mtc e vi ho obbligati ad accompagnare con una dedica il frutto di un grosso ed impegnativo lavoro l'ho fatto perché il mio personale rapporto con la cucina, la mia fortissima passione per tutto ciò che è cibo, non può prescindere dal sentimento.
Un sentimento non inteso come sentimentalismo color rosa chicco ma piuttosto come un fuoco vivo, una forza che abita un po' il posto dell'anima e un po' quello dello stomaco e che trova la sua personale via di uscita attraverso il pensiero, la pratica culinaria e il lavoro incessante delle mani.
Volevo anche, lo confesso, conoscervi un po' meglio.
In qualche modo, spiando dalle tende di pasta sfoglia delle vostre finestre, immaginando la sensazione che avrei provato nel far scivolare in bocca le vostre creme, leggendo dentro e oltre le parole della vostra dedica, io volevo conoscere meglio tutta l'incredibile umanità che popola questa grande e strana famiglia.
Se famiglia vi sembra una parola esagerata rispetto alla circostanza allora non siete stati ben attenti a ciò che è successo qui dentro nelle ultime settimane, ed è un vero peccato.
Famiglia è quella in cui ci si confronta, si cerca di capire e di risolvere i problemi insieme, famiglia è quella in cui ci si sostiene, in cui si fa il tifo l'uno per l'altro anche quando si vuol vincere. Famiglia è quella in cui ci si prende in giro, si ride sui difetti e ci si commuove per i pregi propri e degli altri. Una famiglia per reggere deve lavorare duramente.
Famiglia è quella in cui ci si stringe in un momento difficile l'uno accanto all'altro, così, per sentire meno forte la paura. A tal proposito aprirò una breve parentesi che chiuderò subito dopo: il mio consiglio Dottor Meyers è quello di rimettersi velocemente in sesto e cominciare a spianare sfoglia, montare creme, arrotolare cannoli senza soluzione di continuità da qui alla data del prossimo raduno Mtc perché tutte queste persone le vogliono molto bene e dopo aver tanto sperato, pensato, pregato e in alcuni casi ,come in quello della sottoscritta, mischiato sgangheratamente ed indegnamente ma con molto sentimento entrambe le cose, avranno sicuramente fame : ).
Dicevo,in questa mia esperienza come terzo giudice (ma vai, non ci credo ancora) ho provato tutte le emozioni possibili, esco da questa straordinaria esperienza immensamente più ricca di quando vi sono entrata.
Mi avete regalato i vostri ricordi; ho annusato con la fantasia i dopobarba e i caratteri unici, di tutti quei padri amanti dei cannoli alla crema che la domenica mattina entravano felici in pasticcerie dalle quali uscivano con preziosi vassoietti carichi di amore e piccola pasticceria.
Mi avete fatto piangere, commossa, affidandomi le vostre memorie, i vostri pensieri delicati per persone che avete amato e non ci sono più, per storie e vite che continuano a fremere dentro di voi. Mi avete raccontato dei vostri figli, mi avete raccontato delle vostre madri, delle loro grandezze, delle loro imperfezioni, ricordandomi quanto può essere semplice e profondo l'amore incondizionato.
Mi avete parlato di amori che durano nel tempo, di nuove unioni, nuove avventure, della vita che verrà ed è già meraviglia.
Mi avete portato con voi nelle vostre terre d'origine come in quelle dove siete poi approdati; mi avete presentato i vostri amici.
Mi avete fatto ridere, mi avete fatto sentire leggera e spensierata con le vostre storie di piccole, grandi disavventure del quotidiano.
Mi avete aperto in mutande la porta di casa e consegnato in un grido la vostra, sacrosanta e giustissima, voglia di dedicare a voi stessi i vostri cannoli. 
Una promessa d'amore verso se stessi dovrebbe essere il primo comandamento per ciascuno di noi.
Mi avete mostrato la potenza e la determinazione con la quale cucinate, l'amore che avete per il cibo grazie al quale vi siete buttati a capo fitto in una sfida che non era affatto semplice; mi avete insegnato tecniche che non conoscevo, realizzato cannoli più belli dei miei, avete portato alla luce ricette che sono capolavori. Mi avete fatto sognare i sapori di paesi sconosciuti, così come mi avete fatto ripescare dal fondo della gola i sapori di terre amate da cui manco da molto.
Sono ammutolita davanti all'eleganza di alcune vostre ricette e alla maestria con la quale alcuni di voi sono riusciti a piegare una pasta capricciosa come la sfoglia al proprio volere. Mi avete sorpresa con il lavoro di squadra, con la condivisione, con la perseveranza, con la vostra bravura che sta alla base della vostra testardaggine e quei cannoli che proprio non sono voluti venire mi hanno dato tanto come quelli che sono venuti perfettamente.
Avrei potuto, ed in realtà inizialmente avevo scritto un altro post e l'avevo fatto, fare una sorta di lista dei finalisti ma questa sfida Mtc per molte ragioni è stata una sfida all'insegna del gruppo, ed è all'insegna del gruppo che voglio finisca; spero che ciascuno di voi riesca a riconoscersi tra le righe di ciò che ho scritto sopra, vi assicuro che ci siete tutti.
Faccio un'unica eccezione, per la vincitrice, perché è per lei che dobbiamo scorticarci le mani a suon di applausi, per lei dobbiamo fare la ola ballando, ha atteso tanto ed è a lei che dobbiamo tutta la gioia di chi festeggia ora.

A te Giulia faccio davvero i miei più grandi complimenti, a te che hai destrutturato e poi pazientemente ricomposto, secondo il tuo volere e la tua voglia di (R)evolution, prima i tuoi sentimenti e poi un cannolo Saint'Honorè, creando una magia da gustare ed assaporare con tutti i sensi: una versione perfetta, realizzata con tecnica ineccepibile, con gusti perfettamente equilibrati e carichi di significato, con il guizzo della fantasia legato al filo della coerenza.

Dopo aver letto la tua ricetta, aver visto il risultato del tuo grande lavoro questo stesso è diventato il metro di paragone di tutta la gara e per me questo è ciò che determina una vittoria.
E ora brindiamo a sorsi di Negroni a casa della Robert e del Pittore(pittore quadro bellissimo) e avanti tutta Giulia, ora son tutti affaracci tuoi.

In calce, grazie Alessandra, per tutto!

domenica 29 ottobre 2017

Minestra di riso e fagioli per il Calendario del cibo Italiano



Ripubblico oggi, in occasione  della Giornata Nazionale dei Fagioli del Calendario del Cibo Italiano, con piacere questo post, ricco grazie a questa questa ricetta avvolgente, di sapore, di sostanza; uno 'scaldacuore'  tutto racchiuso in una scodella, perfetto per l'inverno alle porte.

Domenica sera.
E' freddo.
Hai tormentato tutti intorno a te dal primo giorno di Novembre in poi lamentandoti per le temperature troppo alte, agognando il freddo, inveendo contro un inverno che non voleva arrivare.
E ora è freddo, finalmente, finalmente per te e soprattutto per chi ti circonda.
L'occupante lato destro del letto stasera non c'è, turno di notte, e ciò vuol dire cena per due: tèt a tèt con la piccola, con il donnino in miniatura che si aggira per casa, affettuosamente detta "la dittatrice" per quella sua peculiare attitudine al comando.
Dote notevole se si considerano i suoi 27 mesi di età e gli 83 cm di statura.
Nel frigorifero dell'ottimo guanciale sottovuoto e fagioli borlotti cotti il giorno prima, in un armadietto della cucina del riso, giusto un paio di porzioni, ma di quello buono.
Ricapitolando: sera, freddo e sei contenta, dispensa quantitativamente povera ma qualitativamente ricca e sei tranquilla, nana che inizia ad avanzare pretese in merito alla cena, che gradirebbe "calda e di briodo", che a te, madre rock ma  pur sempre madre italica, dispiace disattendere ed è qui che le tue certezze per una domenica sera perfetta vacillano.

Vacillano per poco; Un ora più tardi siete sedute una vicino all'altra, quel che resta di due ciotole fumanti di minestra di riso e fagioli, piatto che onestamente non avevi mai cucinato prima, sulle gambe che ciondolano da sotto una coperta colorata e morbida. La piccola dittatrice ti guarda dritta negli occhi e capisci di aver colpito nel segno.
Da oggi in poi minestra calda di fagioli e riso, mangiata sul divano, quando fuori è finalmente freddo e siete sole...e ti ritrovi a pensare che una tradizione possa nascere anche, semplicemente così.
A te è appena successo.


Minestra di riso e fagioli con guanciale  

Ingredienti
150 g di riso(io Acquerello)
200 g di fagioli borlotti già cotti(più la loro acqua di cottura  1/2 litro circa)
 50  g di guanciale
 4/5 foglie di salvia
   1  spicchio d'aglio
   1 rametto di rosmarino
    sale,pepe olio evo q.b.

Realizzazione
Per prima cosa ho tagliato a listarelle il guanciale e ne ho fatto rosolare in padella circa la metà che ho tenuto da parte in caldo.  
In una pentola, per me un coccio di terracotta, ho fatto rosolare i fagioli Borlotti (che avevo già cotto il giorno precedente in acqua priva di sale per un 1 ora e 1/2 dopo averli tenuti in ammollo per 12 ore circa) con un giro abbondante di olio extravergine di oliva , il rosmarino, la salvia, l'aglio e metà del guanciale in modo tale che si insaporissero bene.
Successivamente ho tolto 1/3 dei fagioli, li ho passati e messi da parte. 
Ho aggiunto il riso nel coccio e l'acqua di cottura dei fagioli, eliminato l'aglio e gli aromi e  poi ho fatto cuocere il tutto per una decina di minuti circa; a questo punto ho aggiunto la purea di fagioli, aggiustato di sale e continuato la cottura per altri 5/7 minuti.
Ho servito nelle ciotoline e guarnito con il guanciale croccante,una macinata di pepe ed un filo di olio extravergine di oliva a crudo.
Nota.nel caso in cui in cottura la minestra di riso tenda ad asciugarsi aggiungere brodo vegetale o acqua calda.